Capitan Poggia

Daniele Poggipollini nasce a Portoferraio nel 1933 (o qualcosa del genere).

 

Sull’isola d’Elba passa tutta la sua fanciullezza e parte dell’adolescenza dove, aiutato da un fisico da bagnino e una cavalleria di altri tempi, consuma tutte le fanciulle del luogo.

 

Una volta esaurita la materia prima, decide, anticipando la moda degli anni 90, di sbarcare in Italia a cercare fortuna.

 

E’ il primo elbanese a farlo. E senza gommone.

 

Con la sola forza delle sue braccia, arriva a Piombino a nuoto.

 

Nei primi anni della giovinezza sbarca il lunario facendo la controfigura a importanti attori del momento come James Dean, Marlon Brandon e soprattutto Jean Louis Trintignant.

 

E’ proprio l’incontro con l’attore francese, avvenuto nel set del “Sorpasso” di Risi, che lo convince a cambiare il cognome in qualcosa di più armonioso.

 

Senza starci troppo a pensare, si farà chiamare semplicemente Daniele Poggialini.

 

Il fratello Federico non glielo perdonerà mai.

 

Se gli anni del cinema cominciavano a finire, è in una serata tra amici che si spianerà le strada per la sua carriera verso i vertici del Monte dei Paschi.

 

Si distingue infatti per essere il primo giocatore -  dall’invenzione del gioco - che in una partita a Monopoli non ruberà nemmeno 500 lire alla Banca.

 

La partita finirà in una Caporetto (non riuscirà nemmeno a finire il primo giro del tabellone) ma si guadagna un contratto a tempo indeterminato che lo porterà nel giro di pochi anni al vertice dell’azienda.

 

Molti economisti, a questo proposito, hanno voluto evidenziare la strana coincidenza del tracollo della banca col pensionamento del buon vecchio Daniele. Ma questa è un’altra storia.

 

Nel tempo libero ha praticato diversi sport: calcio, curling, parapendio e danza classica, ma il colpo di fulmine scoppia nel 2001 quando si avvicina al bridge.

 

Segue con attenzione tutte le lezioni facendole proprie. Una sola cosa non gli andrà mai giù di tutte le nozioni apprese: perché gli esperti assegnano la probabilità del 50% a un evento che si verifica quasi sempre? Rimarrà col dubbio.

 

Nel 2002 si unisce alla grande spedizione di  allievi a Salsomaggiore (squadra Siena Poggialini) che vedeva schierate per i nostri colori le coppie Marini-Paolini e Smorto-Poggialini.

 

Almeno per il primo incontro.

 

Già… perché, nonostante le numerose (ma lacunose) testimonianze,  riprese anche nelle puntate del 14,21 e 28 maggio 2001 di Voyager, resta il mistero di cosa sia successo in sala chiusa in quel primo incontro.

 

Poche certezze.

 

Possiamo solo immaginare.

 

Immaginare e farvi vedere le immagini di Domenico Smorto prima e dopo quell’incontro. 

Dal secondo turno le coppie si rimescolarono e la squadra fece un discreto finale di campionato.

 

La cosa più importante è che da quel momento in poi capitan Poggialini e il bridge strinsero un sodalizio fatto di passione e di amore.

 

L’eccitazione che ancora oggi prova nell’aprire quelle 13 carte è ben riassunta in questa sentenza del suo compagno storico (di vita e di bridge) che per la privacy chiameremo M. Amabili (dove M. sta per Marco):

 

“Al Poggia il Bridge ha fatto risparmiare un sacco di quattrini, adesso quando deve trombare invece del viagra basta che la moglie apra di due fiori…” 

 

Cosa altro aggiungere? E’ stato già detto tutto…

 

A noi piace chiudere con questa sua immagine, sorridente, sereno, pienamente consapevole che, a distanza di anni, l’unico sorpasso andato male resta quello da lui magistralmente interpretato per il compianto Risi.

[Eliogabalo]